Category Archives : International


What will remain of Euro2016?

Antonio Saccone

According to the UEFA, the spectators of the 51 matches were 2.4 million, out of over 11.2 million requests. The ten Fan Zones across France have attracted 3.6 million people. The event was broadcasted by more than 130 media: a cumulative live audience of six billion viewers is expected to have watched the matches, with more than 300 million for the final. 300 million visitors were on the official tournament website, compared to 88 million in 2012. You can ask «What will remain of Euro2016?» to any of the people reached, to any of the stakeholders involved (public, private, non-gorvernamental organisations, media, sport representatives) or to any of the 2,1 billions people composing the football community worldwide (according to www.fifa.com) and receive very different answers.


“Chess is not the type of game dictators play.” An interview with Garry Kasparov

Luka Lisjak Gabrijelčič interviews Garry Kasparov in New York.

Mr. Kasparov, you live in New York, in what you once described as a “self-imposed exile”. Do you think of yourself as an émigré?

I’m not sure if my exile is self-imposed, since staying in Russia would have been … not safe, to use a euphemism. This was not my first choice: it was a forced decision. However, my situation is clearly different from old-style émigrés. I can follow what is happening back home, I talk to my mother and friends via Skype, but I have no physical opportunity to go back. To be exact: I can go back, but I might as well buy a one-way ticket, since I would most probably not be able to return to New York.


Una storia sbagliata

Francesco Condello

“È una storia di periferia, è una storia da una botta e via, è una storia sconclusionata, una storia sbagliata. Una spiaggia ai piedi del letto, stazione Termini ai piedi del cuore, una notte un po’ concitata, una notte sbagliata” (Una storia sbagliata, di De Andrè e Bubola, dedicata a Pier Paolo Pasolini)

È l’1.30 della notte tra l’1 e il 2 Novembre 1975. Una pattuglia dei Carabinieri sta effettuando un posto di blocco sul lungomare di Ostia, lido balneare della città di Roma, quando un’Alfa Romeo 2000 GT di colore grigio metallizzato non si ferma all’alt e scappa. Dopo un rapido inseguimento, i carabinieri fermano l’automobile e immobilizzano il guidatore: si chiama Pino Pelosi, detto “la rana”, diciassettenne della periferia romana, con piccoli precedenti per furto.


Che poi, questo Pasolini, era davvero un poeta?

Luca Medeot

I maestri «vanno mangiati in salsa piccante», gracchia il corvo-intellettuale nel film Uccellacci e uccellini (1966), poco prima di venir arrostito da Totò e Ninetto: i maestri vanno cioè mangiati e digeriti, per meglio assimilarne lo spirito e i saperi. In un bel saggio di qualche anno fa, Marco Belpoliti parte proprio da questo apologo per chiedersi se lo stesso Pasolini sia stato poi effettivamente compreso e assimilato dalla società e dalla cultura italiane. Vien da chiederselo a maggior ragione anche oggi, dopo le celebrazioni dello scorso novembre.

È stato a dir poco sorprendente vedere quanto spazio è stato dedicato dai palinsesti televisivi italiani al quarantennale della morte di Pier Paolo Pasolini: trasmissioni, interviste, dibattiti – alcuni a dire il vero imbarazzanti, per la povertà di conoscenze specifiche; pochi i film, e comunque rigorosamente a tarda sera; sempre interessanti, invece, i collage di interviste a Pasolini stesso, se non altro per il valore documentale.


ANTI-CORRUPTION IN ROMANIA

Răzvan Dumitru

The underlying economic basis for the Anti-Corruption Discourse

In Romania, a special type of political economy in which the boundaries between politics and economy were not at all clear had been built upon the destruction of the socialist system. Business people well connected with the political elite had made fortunes and privatized the most valuable assets of the socialist economy assets in the 1990s context.

After 2000 an increasing number of foreigners and foreign companies entered the country helped by the political willing to couple to the western markets. The Social Democratic Party (SDP) government led by Adrian Nastase rapidly privatized some of the remaining state companies to European but also Russian based companies and gave big fat state contracts to foreign contractors.


How I Became a Czech and a Slovak

Mykola Riabchuk

1.

Every summer we spent our holidays at the improvised dacha made of our grandparents’ rural house in the vicinities of the city of Lutsk. There were a lot of us, the entire extended family – both me and my brother, and our cousins, and their and our parents, and, of course, our granny and grand-pa. We enjoyed our holidays, our fishing and swimming, playing football and cards, shaking bountiful fruit-trees and talking through midnight with friends around the magic fire.

I was 15 and didn’t care much about politics. We didn’t have even a TV set in our dacha. We didn’t need it. But our grand-dad and our parents listened to both the Soviet radio and to the “voices”, as they called foreign broadcast at the time, and we noticed – however careless we’d been in our golden age, golden time, – that something was fishy.


Libertà, violenza, tragedia. 85° anniversario delle vittime di Basovizza

Raoul Pupo

 

Basovizza, 1930. Un piccolo paese nel comune di Trieste, entrato nella memoria storica di due popoli, lo sloveno e l’italiano. Ottantacinque anni fa, all’alba del 6 settembre, un plotone di camice nere dava qui esecuzione alle sentenze di morte comminate poche ore prima dal tribunale speciale per la sicurezza dello stato, trasferito a Trieste per la prima, ma non per l’ultima volta. Del resto, anche al di fuori dei due grandi processi del ’30 e del ’41, altre severe condanne vennero comminate a danni di antifascisti di lingua slovena e croata dal medesimo tribunale speciale, organo politico del regime, la cui funzione specifica, al confine orientale, era quella di strumento di sostegno repressivo alla politica di snazionalizzazione: una politica – come già al tempo notarono altri antifascisti, quelli di Giustizia e Libertà – che poteva realizzarsi solo attraverso il terrore e la ferocia.


Aquileia, culla di cultura. Da Karl Von Lanckoronsky a Max Fabiani

Diego Kuzmin

Al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, sono custoditi alcuni elaborati grafici a firma di Max Fabiani riguardanti la sistemazione della piazza del Capitolo. Descrivono un frammento di quella singolare vicenda riguardante il più vasto fenomeno della finis Austriae e la particolare attenzione riservata in quel momento dalla “moderna” Amministrazione asburgica ai monumenti e alle architetture del passato, alla luce di quel cosmopolitismo culturale che era una delle forme in cui si esprimeva l’idea sovranazionale dell’Impero danubiano al suo crepuscolo, in quello che secondo Claudio Magris, fu uno dei tentativi della civiltà ottocentesca di salvarsi dai nazionalismi prorompenti.